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In principio ci pensò Michelle Obama che, diversi anni fa, uscendo da una trattoria romana, si fece incartare il cibo non consumato da portare via. Ora è nato reBOX: molto più di una “doggy bag”. reBOX è un progetto etico ed ecologico nato dal volere di due soci: Marco Lei e Daniela Demasi, che hanno dato vita alla startup Malvida, nata per la commercializzazione di scatole per l’asporto del cibo avanzato dai ristoranti o per il take away e dunque pensata per combattere lo spreco di cibo. reBOX ha più facce e usi: reFOOD, un contenitore riciclabile che consente di portare a casa in modo pratico e originale il cibo avanzato durante una cena al ristorante e che potrà poi essere conservato in frigo o messo direttamente nel microonde. La composizione della vaschetta interna di reFOOD è infatti appositamente studiata per la conservazione del cibo. E reWINE, che verrà proposta a breve, e che permetterà di non lasciare al ristorante la bottiglia di vino aperta e non consumata.

Come ricorda infatti Marco Lei, CEO e co-fondatore “il progetto ha la doppia funzione di sensibilizzare sia i ristoratori, ai quali è rivolto direttamente, sia i clienti.  Ogni anno le famiglie italiane sprecano una quantità immensa di cibo, per contrastare questo fenomeno abbiamo pensato a reBOX. Non potendo entrare nelle case delle persone abbiamo deciso di rivolgerci al mercato della ristorazione. In Italia sta prendendo sempre più piede la buona abitudine di richiedere al ristoratore di portare a casa ciò che non si è terminato, spesso è lo stesso ristoratore a proporlo al cliente. Ora il cibo viene consegnato in contenitori di alluminio dentro una shopper di plastica e questo non incentiva minimamente questa buona abitudine. Molti si vergognano infatti di uscire con il cibo sottobraccio. reBOX è stilisticamente e graficamente più accattivante e porta con sé un progetto concreto, speriamo davvero di riuscire a invertire questa tendenza”.

 

Non bisogna infatti dimenticare che ad oggi in Italia lo spreco di cibo ammonta a 5,1 milioni di tonnellate, dato che emerge dalla recente indagine illustrata a Expo2015. Di questa quantità, 185 mila tonnellate provengono dagli alimenti buttati via nella ristorazione*, a fronte di un miliardo di persone che soffrono la fame.  

Negli ultimi anni è però cresciuta la consapevolezza sociale ed ecologica e le iniziative volte al recupero del cibo stanno crescendo lentamente. Il progetto reBOX nasce da questa tendenza positiva, per aumentare l’attenzione verso lo spreco, diminuendo velocemente l’impatto che la ristorazione ha su questi numeri: reFOOD libera dal preconcetto che portare a casa il cibo avanzato al ristorante sia un gesto poco elegante e abitua le persone all’attenzione verso ciò che mangiano e ciò che avanzano.

Ma reBOX va oltre. Il contenitore reFOOD, utilissimo e pratico, è anche un’opera d’arte. Il progetto vuole infatti parlare di cibo anche attraverso il coinvolgimento di creativi e artisti emergenti. Così il contenitore reFOOD cambierà il suo aspetto, di volta in volta, diventando una bag con soggetti diversi e collezionabili. La prima edizione è stata realizzata da Andrea Aste, giovane e talentuoso artista torinese che ha saputo interpretare in modo ironico e leggero l’utilizzo di reFOOD.

In più reFOOD può essere personalizzata dai ristoranti, da aziende esterne e per promozione culturale del territorio.